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Incontra Manuel e Marco

Intervista di Anaïs Sandra Carion (amica di lunga data, lavora ora come Area Communication Manager per Hermès), Foto di Arnaldo Abba


1. Siete stati entrambi molto connessi al mondo del design e della moda in aspetti diversi. Potete spiegare come questo ha influenzato il vostro attuale modo di lavorare?

MNL: Mi sono innamorato del design inconsapevolmente, quando ero molto piccolo. Mi piaceva e mi appassiona tutt’ora scoprire come le cose vengono prodotte, il loro processo produttivo: dall’idea al prodotto finito. Sono incuriosito dal lato industriale e manageriale che sta dietro ad un prodotto. La moda invece è stata una sorpresa. L’arrivo a Milano nel 2012 mi ha fatto scoprire questo mondo. Ho avuto la fortuna di lavorare dietro le quinte di un settore che per molti è fatto solo di lustrini, e ho invece capito il senso di molte cose: la fatica, la dedizione, la passione necessaria per far arrivare una borsa, apparentemente semplice, su uno scaffale. Adoro questo aspetto. Ho analizzato questi due mondi da vari punti di vista: quello creativo, quello marketing, quello economico e finanziario. Ho imparato varie cose, che poi con meticolosità ho applicato al mio modo di fare business.

MRC: Il mio lavoro come giornalista per magazine della moda mi ha permesso di intervistare, e dunque conoscere, alcuni tra i più importanti imprenditori della moda. Mi hanno insegnato che, dietro ad un qualsiasi risultato che da molti viene giudicato principalmente per un valore estetico, c’è in realtà un lavoro fatto di conoscenza, passione, cura, dettaglio e sacrificio. Queste caratteristiche hanno forgiato il mio approccio nei confronti del lavoro, sia in ambito moda che design: che il lavoro sia piccolo o complesso, l’approccio deve sempre mirare alla perfezione.


2. La sostenibilità è diventata ultimamente un argomento enorme, in che modo credi di considerare (e forse lo eri già fin dall'inizio) questo argomento nel tuo lavoro?

MNL: La sostenibilità è oramai un tema quotidiano. Nella vita di tutti i giorni sono sensibile al tema, ma non ne sono “ossessionato”. Nel lavoro sensibilizziamo i clienti e cerchiamo di guidarli verso scelte più sostenibili, ad esempio utilizzare materiali eco o bio. La strada è lunga e in salita, ma sono sicuro che gradualmente diventerà la normalità: anche semplicemente perché alcuni prodotti non saranno più disponibili, alcune logiche cancellate e così via…

MRC: Occupandomi sin dagli studi universitari in modo attivo di tematiche legate al “made in Italy” ho dapprima associato il concetto sostenibilità alla sfera etica (rispetto della manodopera, impiego di risorse locali, produzioni locali all’interno di un distretto, tutela delle comunità, genius loci) ancor prima che a quella puramente ambientale. La mia sensibilità in fatto ambientale è cresciuta in questi anni, e ora tutti i nostri progetti considerano come fondamentali anche le tematiche green, ma sempre associate alla questione della “sostenibilità etica”.

 
3. Se potessi citare un obiettivo principale o il progetto che vorresti raggiungere, quale sarebbe?

MNL: In questi ultimi anni ho sicuramente dimostrato in primis a me stesso che gli errori commessi in passato sono stati utili e hanno creato le basi per le soddisfazioni di oggi. Imparare dai propri errori è l’obiettivo che ho raggiunto. E ne vado fiero. Marco quando mi descrive dice che sono un “builder”, un costruttore. Io ogni giorno penso e ripeso a come sviluppare la nostra agenzia, a come migliorarla a come crescere. Leggo, studio, analizzo. Mi prendo il tempo di metabolizzare, faccio schemi, mi registro, scrivo pagine di ragionamenti e disegno. Tra dieci anni mi immagino a gestire varie agenzie, a gestire un network pazzesco di menti creative e manageriali. Mi immagino allegro, con qualche ruga ma sempre con la mia energia esplosiva. Vorrei anche scrivere un libro, chissà.

MRC: Essere una agenzia diffusa: una rete di partner (ognuno con la sua specificità, ma accomunati da un metodo di lavoro e una visione univoca) collocati in tutto il mondo, in grado di fornire servizi integrati ai nostri clienti. Sempre con un approccio boutique, come quello che ci contraddistingue già ora, ma impegnati contemporaneamente su più fronti, sempre di rilievo. Dovessi scegliere, d’impulso, la prossima sede a brand “MM Company”, sceglierei Rio de Janeiro.


4. Qual è il tuo oggetto preferito a casa, e in che modo ti ispira?

MNL: Con casa mia ho un rapporto particolare, nato da poco. Per anni ho considerato più casa l’ufficio. Adoro stare sul divano tanto quanto adoro stare sdraiato a letto a leggere. Non ho un oggetto in particolare ma tanti ricordi, tante piccole cose che ogni giorno mi ricordano chi sono o chi ero. I miei primi prototipi, delle foto, qualche disegno, dei bicchieri presi ad un mercatino, delle vecchie posate, dei piatti presi a Bogotà, dei regali ricevuti. Diciamo che è l’insieme ad ispirarmi. Mi piace sdraiarmi a letto, guardarmi attorno e riflettere. Ho infatti insistito per avere una camera totalmente verde scuro per quietare la mia energia e permettermi di pensare.

MRC: Una litografia di Floriano Bodini, che è stata il regalo per il mio trentesimo compleanno del mio fidanzato. Ci eravamo commossi davanti a quell’opera, protagonista di una mostra che lui aveva allestito a Carrara dieci anni prima. Lui se ne è ricordato, ed è riuscito ad acquisirla tramite la figlia dell’artista per quell’occasione speciale. Ogni volta che la guardo ripercorro tutti gli anni trascorsi assieme.
 

5. Come descrivereste la vostra collaborazione ed equilibrio nel lavoro?

MNL: Siamo due persone forti, impavide, generose e testarde. Siamo completamente diversi, ma abbiamo caratteristiche comuni. Siamo complici e ci compensiamo alla perfezione. Abbiamo avuto la fortuna di conoscerci ma tutto il resto l’abbiamo costruito, plasmato, corretto, amplificato, sviluppato, insieme. Giorno dopo giorno, anno dopo anno. Un costante e bellissimo percorso di crescita dove nessuno resta indietro, entrambi ogni giorno impariamo l’uno dall’altro e dove lo stare insieme vince su tutto.

MRC: Manuel ha una visione duplice: o nel presente, o proiettata alle strategie di lungo (lunghissimo) periodo. Per me invece esiste (quasi solo) la dimensione del medio periodo, che mi porta a lavorare oggi per raggiungere degli obiettivi “visibili”. Questo ci porta, nei progetti che ci riguardano, ad essere davvero complici. La stessa complementarietà accade anche in un altro ambito: Manuel è un idealista puro, io un realista (un po’ troppo) disincantato. Due caratteristiche che devono coesistere in un progetto d’impresa. Dal punto di vista personale, ho capito anche che le chiavi per una relazione di lungo periodo siano conoscere se stessi, essere rispettosi, aver stima del partner e comunicare.

 
6. Quanto è importante per voi l’ambiente di lavoro e i collaboratori?

MNL: L’agenzia è il luogo in cui passiamo la maggior parte del nostro tempo. Ci impegniamo ogni giorno affinché sia un luogo creativo, professionale ma allo stesso tempo spensierato e accogliente. Ogni giorno vado al lavoro con il sorriso e questa è una grande conquista. I nostri collaboratori credo siano felici, hanno capito la mia visione e sanno che ogni giorno mi alzo dal letto per farli stare sempre meglio. C’è chiarezza, onestà, rispetto, gratitudine. Elementi che rendono il tutto bello e stimolante. Per me loro sono fondamentali: senza di loro nulla di ciò che oggi facciamo sarebbe possibile, né la gestione della mole di lavoro dell’agenzia.

MRC: In un primissimo periodo l’ufficio è stato anche la nostra casa, quindi ho un legame affettivo particolare con lo spazio nel quale lavoriamo perché rappresenta il punto di inizio di tante cose. Sebbene abbia capito che l’efficienza lavorativa derivi dalla strutturazione ed inevitabilmente dal rigore, cerchiamo di far sì che l’ufficio sia per tutto il team un luogo nel quale sentirsi a casa propria, accolti, e liberi di esprimere se stessi (“but not too much”, come recita una frase appesa in ingresso).






Ph. Arnaldo Abba

Ph. Arnaldo Abba

 
 

Ph. Arnaldo Abba

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Ph. Arnaldo Abba

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Ph. Arnaldo Abba

Ph. Arnaldo Abba

 

Anaïs Sandra Carion, amica di lunga data, lavora ora come Area Communication Manager per Hermès. Ph. Dorian Lohse